La Falda Vicentina
L'Alta e la Media pianura vicentina sono caratterizzate da un patrimonio idrico sotterraneo di importanza notevole:
gli acquiferi di questa zona, infatti, costituiscono la fonte di approvvigionamento idrico per la maggior parte del territorio provinciale vicentino e contribuiscono ad alimentare la rete acquedottistica di buona parte della provincia di Padova.
Inoltre, questa notevole disponibilità idrica ha permesso lo sviluppo di numerose attività industriali, che necessitano di elevati volumi d'acqua nel loro ciclo produttivo, e il contemporaneo accrescimento delle attività legate al settore agricolo, strettamente connesse alla fornitura di acqua per scopi irrigui.
E' quindi evidente che la risorsa idrica contenuta nel sottosuolo debba essere conservata, protetta, utilizzata in modo razionale e possibilmente incrementata.
Inquadramento idrogeologico

Il territorio considerato copre un'area di circa 270km2 sita sulla pianura alluvionale veneta che si estende a nord di Vicenza sino alle pendici meridionali dell'Altopiano di Asiago ed è compresa fra i monti Lessini a ovest e il Fiume Astico a est.
La zona è attraversata da alcuni corsi d'acqua il cui bacino idrografico è particolarmente esteso; tra questi, il Fiume Astico con un bacino tributario a monte dello sbarramento di Leda di 556km2 ed il Leogra-Timonchio con un bacino di 105km2.
All'interno dell'area l'andamento del terreno è sostanzialmente pianeggiante, con pendenze decrescenti da nord-ovest verso sud-est.
Uno dei caratteri principali di questa zona è la straordinaria ricchezza d'acqua sotterranea, che ha contribuito a creare uno sviluppo economico e sociale notevole. Questa ricchezza delle falde deriva da due fattori:
- la situazione geologica del sottosuolo particolarmente favorevole;
- gli strettissimi rapporti tra acque superfciali ed acque sotterranee, che consentono effcaci ricariche degli acquiferi esistenti.
La pianura alluvionale può essere suddivisa in tre zone principali denominate rispettivamente zona di ricarica, zona delle risorgive e zona di accumulo.

Zona di ricarica: individuata dal materasso alluvionale (ghiaioso-sabbioso) indifferenziato che caratterizza la parte a nord delle risorgive, detta alta pianura. In questa zona si rileva la presenza di un'unica falda a superficie libera (acquifero indifferenziato). La profondità della superficie freatica di tale falda è molto variabile, massima al limite settentrionale e decrescente verso valle, fino ad annullarsi nella zona delle risorgive. Il livello piezometrico della falda freatica non è costante, ma varia nell'anno. Essendo infatti direttamente connesso al regime dei corsi d'acqua, la falda è soggetta a due periodi di secca e due periodi di piena. La ricarica della falda può avvenire esclusivamente in questa zona, in cui la falda è a diretto contatto con la superficie topografica.
Zona delle risorgive: in questa zona la superficie freatica interseca il piano campagna, creando risorgive e fontanili. Le risorgive originano molti corsi d'acqua (fiumi di risorgive). Le risorgive possono essere considerate il "troppo pieno" del sistema idrologico del Veneto. Come già accennato il limite superiore delle risorgive corrisponde con l'intersezione della superficie freatica con quella topografica ( e quindi non è un limite "fisso", ma subisce variazioni perché risente delle oscillazioni della superficie freatica della falda), mentre il limite inferiore è dovuto all'affioramento degli strati argillosi impermeabili.
Zona di accumulo: la presenza di strati di argilla sovrapposti genera una differenziazione in falde sovrapposte in pressione che danno luogo ad un acquifero multistrato. Delle diverse falde acquifere presenti (circa 7), quelle più profonde costituiscono la più importante fonte di approvvigionamento a scopi acquedottistici.
Interventi
La fascia di ricarica degli acquiferi è estremamente vulnerabile per la presenza di:
- importanti zone industriali
- intensa attività agro-zootecnica
- pozzi profondi a valle della linea superiore delle risorgive.
OBIETTIVO: Riportare all'equilibrio il sistema di afflussi e deflussi nelle falde.
1a Azione: RISPARMIO IDRICO
- Censimento dei pozzi;
- Disincentivazione dell’utilizzo di pozzi privati ove ci sia una rete acquedottistica;
- Installazione dispositivi di erogazione atti ad impedire l’erogazione di acqua a getto continuo;
- Sensibilizzazione al corretto utilizzo dell’acqua;
- Avvio di politiche volte al risparmio idrico per i grandi utilizzi industriali, penalizzando gli usi impropri delle acque sotterranee (come, ad esempio, l’utilizzo per il raffreddamento o per la “diluizione”).
2a Azione: SISTEMI PER LA RICARICA DELLA FALDA
- Utilizzo delle cave di ghiaia dell’alta pianura per invasare le portate di morbida e di piena (vedi l’area sperimentale di Montecchio Precalcino, già in funzione da diversi anni, gestita dal Consorzio di Bonifica Medio Astico Bacchiglione e l’intervento progettato dallo stesso Consorzio per la realizzazione delle casse di espansione e per la ricomposizione ambientale nelle cave di Breganze-Sandrigo);
- Utilizzo dei terreni agricoli nelle aree di alta pianura per infiltrare acqua (vedi in particolare gli studi del Consorzio di Bonifica Pedemontano-Brenta sulla riattivazione delle marcite)
- Realizzazione di interventi in alveo che rendano possibile una maggiore dispersione da parte del corso d’acqua nei periodi di maggior deflusso, come la meandrizzazione e la rinaturalizzazione di anse fluviali;
- Utilizzo della rete irrigua di derivazione e distribuzione a canali non rivestiti, anche attraverso la stipula di convenzioni con i consorzi di bonifica, per aumentare le dispersioni già in atto;
- Realizzazione di bacini artificiali per la ricarica mediante immissione nel sottosuolo di importanti quantità d’acqua realizzazione di pozzi di infiltrazione al fine di immettere acqua di buona qualità in zone di ricarica.
3a Azione: INTERVENTI PROPEDEUTICI ALLA RICARICA DELLE FALDE
- Ripristino delle naturali vie di deflusso delle acque meteoriche, rendendo obbligatoria, nelle aree di ricarica, la separazione delle reti fognarie (acque bianche – acque nere);
- Contenimento dell’inquinamento mediante l’implementazione della rete fognaria separata e la depurazione;
- Approfondire le conoscenze sulle portate d’acqua che defluiscono lungo il reticolo superficiale, valutando gli scambi quantitativi tra la superficie e il sottosuolo, al fine dell’individuazione del Deflusso Minimo Vitale (es: studio su portate dell’Astico).
