I Laghetti di Laghi
I Laghetti sono situati nella Provincia di Vicenza ai piedi delle prealpi vicentine a ridosso del confine tra il Comune di Laghi e il comune di Arsiero, in una valle dalla forma quasi circolare, la valle di Laghi.
Sono circondati dal monte Maio (m 1499) a sud ovest, la dorsale del Cimone dei Laghi (m 1480) e il monte Castellone (m 1293) a nord e il monte dei Calgari (m 926) a nord est.
I laghetti sono attualmente costituiti da due modesti bacini di forma allungata secondo l'asse nordovest sudest, uniti con un breve canale, ma per la maggior parte dell'anno non sono collegati e mantengono un dislivello di circa 180 cm. Sono alimentati dal Rio Molini-Gusella come immissario, e danno origine al torrente La Zara come emissario a quota 533 m l.m.
Inquadramento generale
Morfologia
Possono essere classificati come laghi di sbarramento perché si sono originati nel periodo post-glaciale a seguito dell'ostruzione della valle Molini-Gusella ad opera della frana di un'enorme massa di dolomia staccatasi dal versante nord del monte Maio.
La Valle dei Laghi poggia su un basamento molto compatto dello spessore di diverse centinaia di metri di "Dolomia principale" del Trias superiore, ricoperto da una pila di Calcari grigi. La dolomia forma l'ossatura di tutti i fianchi vallivi e da essa sono costituiti tutti i monti circostanti: queste formazioni conferiscono al luogo una morfologia caratterizzata da brevi formazioni ondulate separate da valli strette con versanti ripidi solcati da torrenti che incidono profondamente gli strati dolomitici fratturati.
I laghetti sono inseriti nel sottobacino del torrente La Zara, affluente di sinistra del torrente Posina, a sua volta affluente di destra dell'Astico.
Inquadramento Naturalistico
Il territorio di Laghi ricade, per una superficie di 1222,77 ha, nel SIC "Monti Lessini . Pasubio - Piccole Dolomiti Vicentine" (IT3210040 ). Tale porzione è circoscritta alla parte settentrionale del Comune ed è interessata da un solo habitat Natura 2000: "9150 - Faggeti calcicoli dell'Europa centrale del Cephalanthera -Fagion", così come identificato dalla Provincia di Vicenza nel Piano Territorio di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.).
I faggeti calcicoli dell'Europa centrale del Cephalanthera - Fagion rappresentano foreste termofile sviluppate su suoli calcarei, spesso superficiali, e generalmente su pendii scoscesi dell'Europa centrale ed Atlantica.
Il diffuso substrato erboso e cespuglioso è caratterizzato da carici (Carex digitata, Carex flacca, Carex montana, Carex alba), prati (Sesleria albicans, Brachypodium pinnatum), orchidee (Cephalanthera spp., Neottia nidus-avis, Epipactis leptochila, Epipactis microphylla) e specie termofile. La boscaglia comprende numerose specie tra le quali: Ligustrum vulgare e Berberis vulgaris.
Aspetti vegetazionali
La componente vegetazionale delle Valli di Laghi risente, così come ovunque, dell'azione di diversi fattori: il clima, la morfologia, la natura del terreno e l'uomo.
In particolare, l'abbondanza di precipitazioni ha sempre compensato la rilevante quantità d'acqua sottratta dal carsismo agli strati superficiali del terreno; mentre la morfologia, con l'elevata pendenza delle vallate, e l'uomo hanno favorito il processo di degrado della copertura boschiva, che ha caratterizzato un po' tutta la montagna vicentina e che fu determinato sia dall'esaurimento dei boschi in pianura e dal conseguente spostamento ai monti del commercio del legname e del carbone sia dall'estendersi, un po' più tardi, della pastorizia.
Procedendo dalle quote altitudinali minori a quelle maggiori si riconoscono:
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una formazione a "ostrieto", con la prevalenza del carpino nero (Ostrya carpinifolia), chiamato in Val di Laghi "càrpene", a cui si accompagnano il carpino bianco (Carpinus betulus), l'orniello o "orno" (Fraxinus ornus), il nocciolo o "noselàro" (Corylus avellana), l'acero campestre (Acer campestre), il farinaccio o "palassìn" (Sorbus aria), il tiglio selvatico o "tajàra" (Tilia cordata), il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), specie nei pressi delle contrade, il viburno o "antàna" (Viburnum lantana) ed altre specie arbustive come il pruno selvatico (Prunus spinosa), la rosa canina (Rosa canina), l'edera (Hedera helix) e la vitalba (Clematis vitalba). Nei versanti più aridi compaiono, invece, il ginepro (Juniperus communis), il pero corvino o "perlàro" (Amelanchier ovalis), il biancospino (Crataegus monogyna e oxicantha), il ligustro (Ligustrum vulgare). Sono presenti anche radi abeti rossi o pecci (Picea excelsa), la cui presenza è immancabile, per motivi di origine antropica, nei pressi delle contrade o dei baiti.
Nei versanti più aridi fa la sua comparsa anche il pino silvestre (Pinus silvestris).
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un'area a castagno o "castegnàra" (Castanea sativa) su substrato sciolto e profondo, derivante magari dal disfacimento di rocce vulcaniche. Il castagno, infatti, è pianta calcifuga, che ama i terreni freschi e profondi. Dato che l'estensione di tale pianta fu favorita dai valligiani, che ne consumavano e commerciavano il frutto, la sua presenza è diffusa al limite delle contrade e dei prati, quasi sempre in costa fino ai 700 metri, mai nel fondovalle dove l'insolazione è minore; ora, però, il suo areale è in regressione sia a causa sia della mancanza di cure colturali sia dell'attacco del cancro della corteccia.
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la fascia del faggio o "fagàro" (Fagus selvatica), all'interno della quale si può notare anche la presenza rada del peccio, del pino silvestre e austriaco (Pinus nigra austriaca) nonché quella più saltuaria del larice (Larix decidua). L'utilizzazione in passato del faggio come legna da carbone e da ardere ha sempre impedito (unitamente alla ripidità dei versanti in cui cresce) lo sviluppo di robuste faggete e ciò anche dove le condizioni del terreno permetterebbero uno sviluppo ottimale. Nelle vallecole umide, al riparo di pareti rocciose, interessante è la presenza, talora consistente, di annosi esemplari di tasso (Taxus baccata). L'acero di monte (Acer pseudoplatanus) e il maggiociondolo o "gègano" o "èvolo" (Laburnum anagyroides) s'accompagnano al faggio nei siti più freschi, dall'humus abbondante e profondo. Il salicone (Salix caprea) predilige gli alvei dei valloni e le zone umide ed ombrose e lo si riscontra sia nella fascia dell'ostrieto che del faggio. Frequente, nei versanti ombreggiati, ed esposti a nord, anche a quote basse, il rodondentro peloso.
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oltre i 1700-1800 metri di quota, sulle zone sommitali, scompare la vegetazione arborea; anche gli ultimi larici dal tronco piegato dalle nevi invernali cedono il passo ai mughi (Pinus montana). Si tratta di una pianta colonizzatrice, pioniera, frugalissima che, non essendo legata al clima bensì alle condizioni del terreno, scende anche in basso seguendo il filo delle creste rocciose e le più dirupate linee di displuvio. Ginepro nano (Juniperus nana), rodondentro nano (Rhodothamnus chamaecistus) e irsuto, salici e ontani prostrati colonizzano, assieme al mugo, i crinali ed i versanti più elevati.
Aspetti faunistici
Il territorio di Laghi si estende su una superficie limitata e un dislivello di 1400 metri.
Sono presenti diversi ambienti: zone umide; campi coltivati e non del fondovalle; terrazzamenti non ancora inghiottiti dal bosco; bosco misto di mezza montagna; prateria alpina; distribuiti in maniera non omogenea.
Tra i grandi mammiferi, vivono e si riproducono, il capriolo (Capreolus capreolus), il camoscio (Rupicapra rupicapra), la volpe (Vulpes vulpes), che scava le sue tane o occupa quelle del tasso in quasi tutti gli ambienti forestali, e che si avvantaggia notevolmente con le facili prede donate dalle immissioni di selvaggina fatte dai cacciatori, e lo stesso tasso (Meles meles), che popola le rive dei torrenti colonizzate da vegetazione riparia, spingendosi, però, anche nei boschi superiori. I soggetti di cervo (Cervus elaphus) avvistati provengono dal vicino Trentino, dove sono in espansione.
Tra i roditori, sulle chiome degli alberi della faggeta, si trovano lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), che domina il giorno, e il ghiro (Glis glis), che domina la notte. Entrambi i roditori sono costantemente insidiati dalla martora (Martes martes), il mustelide più arboricolo presente sulle Alpi. Altri mustelidi presenti nel territorio di Laghi sono la donnola (Mustela nivalis) e la faina (Martes foina).
La lepre comune (Lepus europaeus), un tempo molto diffusa su tutto il territorio, oramai, invece, deve la sua presenza solo a continui lanci a scopo venatorio.
L'avifauna conta numerose specie nidificanti che si possono osservare nel bacino di Laghi, dalle zone umide del fondovalle alle prateria alpina e nel centro cittadino.
Tra i rapaci diurni vi sono: l'aquila reale (Aquila chrysaëtos), il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), il gheppio (Falco tinninculus), lo sparviere (Accipiter nisus); la poiana (Buteo buteo); l'astore (Accipier gentilis); il falco pellegrino (Falco peregrinus), il nibbio bruno (Milvus migrans), che usa regolarmente il lago come territorio di caccia. Tra quelli notturni vanno segnalati l'allocco (Strix aluco), nidificante certo del castagneto, e la civetta capogrosso (Aegolius funereus).
Numerose sono anche le specie di Corvidi: tra le alte rocce si possono vedere coppie di corvo imperiale (Corvus corax), il gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus), al limite del suo areale meridionale, la ghiandaia (Garrulus glandarius) e la cornacchia grigia (Corvus corone cornix).
Ad eccezione della pernice bianca (Lagopus mutus), sono presenti tutti i Tetraonidi: il gallo cedrone (Tetrao urogallus), il gallo forcello (Tetrao tetrix) ed il francolino di monte (Bonasa bonasa). Sui crinali soleggaiti è possibile osservare anche la coturnice (Alectoris graeca).
Tra gli appartenenti all'ordine dei Piciformi vi sono diverse specie nidificanti: il picchio verde (Picus viridis), il picchio rosso maggiore (Picoides major), il torcicollo (Jynx torquilla) e il picchio nero (Dryocopus martius).
Tra le specie appartenenti alla famiglia degli Ardeidi, è presente l'airone cenerino (Ardea cinerea); tra i Podicipediformi, il tuffetto (Tachybaptus ruficollis) e lo svasso maggiore (Podiceps cristatus) sono presenze occasionali.
Tra gli anatidi, nel 2007 vi è stata la prima nidificazione certa del germano reale (Anas platyrhynchos), mentre la marzaiola (Anas querquedula) è una presenza occasionale.
Tra gli anfibi e i rettili oltre a diverse specie di rane e rospi, nelle situazioni di margine del bosco di carpino nero, nei punti più asciutti e soleggiati, si possono incontrare il colubro di Esculapio (Elaphe longissima), che, grazie alla sua capacità di arrampicarsi, si nutre di micromammiferi ed uccelli, spesso predati direttamente nel nido, e il ramarro (Lacerta viridis).
In ambienti principalmente asciutti e ricchi di vegetazione quali declivi rocciosi assolati, margini di boschi, macchie, boschi aperti, zone cespugliose, ruderi e giardini, si può incontrare il biacco (Coluber viridiflavus). Sempre in ambienti soleggiati e aridi, è possibile, inoltre, incontrare il colubro liscio (Coronella austriaca).
In prossimità dei torrenti, invece, è presente la biscia tesellata (Natrix tesellata), mentre nelle giornate piovose è frequente l'incontro con la salamandra pezzata (Salamandra salamandra).
Nei prati pingui e tra gli orti delle contrade, si può incontrare l'orbettino (Anguis fragilis) mentre, tra i prati montani e i pascoli, si trovano la lucertola vivipara (Lacerta vivipara) e la sua predatrice, la Vipera comune (Vipera aspis).
Batimetria
Il punto di massima profondità del lago superiore è stato riscontrato nella porzione Est del bacino e misurava 5.20 m; la profondità media è risultata di 3.3+/- 1.2 m. Il lago inferiore ha il punto di massima profondità nella porzione centrale e misura 4.7 m; mediamente è profondo 2.6+/-1.3 m.
Sulla base della batimetria sono state ricostruite anche 6 sezioni dei laghi, 4 profili trasversali e 2 longitudinali, che raffigurano l'andamento della profondità in diverse porzioni.
Dai profili batimetrici è possibile ipotizzare nel lago superiore un idrodinamismo delle acque piuttosto limitato poiché i flussi in entrata dall'immissario è probabile che vadano a concentrarsi nel lato Est del lago superiore non trovando poi elementi di continuità idraulica con il lago inferiore che invece favorirebbero eventuali movimenti di masse d'acqua ed il loro ricambio. Tale condizione di staticità è peraltro accentuata dalla intermittente connessione tra i due laghi e dalla presenza di sifoni nel lago superiore che invece favoriscono la perdita di carico e l'abbassamento di livello.
Monitoraggio della qualità chimico fisica, microbiologica e biologica delle acque
Analisi chimico fisiche e microbiologiche
Sono state effettuate due campagne di campionamento, una ad agosto e l'altra a febbraio, in modo tale da ottenere un quadro delle due situazioni, ecologicamente molto differenti tra loro.
Il campionamento estivo ha portato ai seguenti risultati:
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Si è evidenziata una leggera stratificazione termica negli strati superiori con valori di temperatura superficiale di 18.7 °C ed una temperatura di 15.6 °C ad 1,5 m di profondità;
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la presenza di soluti nell'acqua è, come c'era da aspettarselo in laghetti prealpini, piuttosto contenuta;
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i valori dell'ossigeno disciolto e della percentuale di saturazione sono buoni anche in stagione calda creando, con ciò, condizioni ecologiche sostenibili anche per le specie animali più esigenti;
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il valore dei solidi sospesi totali non è elevato anche in conseguenza del fatto che l'immissario è stato deviato direttamente sul lago piccolo bypassando l'apporto diretto di materiale in sospensione;
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il valore della trasparenza è, invece, significativo, anche in rapporto alle condizioni geografiche del bacino, ed è determinata dalla biomassa fitoplanctonica che alloggia nelle acque;
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il carico di azoto non è nel complesso elevato;
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l'attività fotosintetica delle alghe galleggianti comunque porta ad un buon utilizzo del fosforo solubile e ad una conseguente limitata presenza di fosforo nelle acque;
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le caratteristiche igieniche delle acque del lago superiore evidenziano la presenza, ancorché limitata, di contaminanti fecali (insediamenti umani nel tratto superiore della Valle dei Molini, le sporadiche attività zootecniche).
Il campionamento invernale conferma la presenza di composti azotati di probabile origine umana e/o zootecnica con valori di azoto ammoniacale medio-bassi; evidenzia inoltre la presenza di azoto nitrico, anche se non a valori elevati, ma comunque rilevabili.
Buona è la quantità di ossigeno disciolto prossimo alla saturazione.
Molto contenuta è la quantità di solidi sospesi totali legata probabilmente alla natura rocciosa dei substrati che attraversa il Rio Gusella prima di arrivare al lago.
Analisi del fitoplancton
Il fitoplancton presente nel campione appartiene a quattro diverse classi, ma dal punto di vista quantitativo la classe maggiormente rappresentata è quella delle Chlorophyceae, rappresentata da 14 entità sulle 19 osservate. Dal punto di vista qualitativo si tratta di un campione piuttosto povero di specie, dato che in ambienti simili si possono trovare anche alcune decine di entità diverse.
Si deve notare la scarsità di specie flagellate, in questo caso quelle appartenenti alle due classi delle Cryptophyceae e delle Dinophyceae, dotate quindi di capacità di relativo movimento in seno alla colonna idrica. Tutte le altre specie sono forme coccali, specie non in possesso di organi di movimento, la cui sospensione nelle acque è legata a dei movimenti verticali delle acque del bacino lacustre dovuti generalmente al regime dei venti o al movimento stesso della fauna ittica.
Tutte le specie rinvenute sono schiettamente planctoniche e mancano totalmente specie legate ai substrati, quali le epifite presenti sulla vegetazione sommersa o su eventuali substrati duri, o le forme psammofile legate ai sedimenti, rappresentate generalmente da diatomee pennate. L'assenza di queste specie è indice di acque calme con rimescolamento molto lento, con azioni di disturbo a livello bentonico nulle.
Pigmenti clorofilliani
L'analisi ha evidenziato una notevole concentrazione dei pigmenti totali (14,6 μg/L) che indicano la presenza di una popolazione fitoplanctonica molto consistente. Dal confronto tra la concentrazione della clorofilla a e dei feopigmenti, che sono i suoi prodotti di degradazione, normalmente presenti nella cellula vegetale, si rilevano valori molto simili; il valore positivo di tale rapporto è indice di una popolazione vitale in fase di crescita attiva al momento del prelievo.
Flora
Attualmente la zona prospiciente i due laghetti è interessata da vegetazione legnosa per lo più spontanea, in parte composta da specie ecologicamente coerenti con le caratteristiche stazionali del luogo, in parte composta da specie alloctone poste a dimora, soprattutto, per finalità estetiche.
La vegetazione è distribuita per lo più a nuclei o a filari, fatta eccezione per la cintura arborea ed arbustiva che fiancheggia tutta la riva orientale del lago grande.
Da un rilievo floristico eseguito in località Laghi per effettuare un'analisi della vegetazione avventizia, cresciuta sulle sponde di uno dei due laghi, allora, in parte prosciugato, si è concluso che le specie maggiormente presenti erano:
- Cyperus flavescens L., copertura 70%;
- Bidens tripartita L., copertura 20%;
- Equisetum palustre L., copertura 10%;
- Echinochloa crus-galli (L.) Beauv., copertura 5%;
- specie arbustive, del genere Salix e Populus, copertura 5%.
Allontanandosi dalle sponde, il rilievo floristico ha evidenziato come la composizione si arricchisca notevolmente, con abbondante presenza di Polygonum lapathifolium L., Eupatorium cannabinum L. e Lythrum salicaria L. In particolare, la copertura percentuale delle diverse specie era:
- Cyperus flavescens L., copertura 30%;
- Bidens tripartita L., copertura 15%;
- Equisetum palustre L., copertura 10%;
- Echinochloa crus-galli (L.) Beauv., copertura 10%;
- specie arbustive, del genere Salix e Populus, copertura 5%;
- Polygonum lapathifolium L., copertura 10%;
- Eupatorium cannabinum L., copertura 5%;
- Lythrum salicaria L., copertura 5%;
- altre specie, copertura 5%.
Dal punto di vista forestale, la zona intorno ai laghetti presenta diverse categorie forestali, così come individuate dalla Regione del Veneto, Dipartimento Foreste ed Economia Montana. Sono, infatti, state individuate la categoria degli orno-ostrieti e ostrio-querceti; quella dei castagneti e rovereti; quella dei saliceti e altre formazioni riparie e quella delle faggete.
Fauna ittica
L'alborella è la specie più abbondante nelle acque del bacino; costituisce una popolazione ben strutturata che trova condizioni buone ma non ideali nell'ecosistema lacustre di Laghi. Ama infatti acque generalmente più calde e colonizza preferenzialmente bacini e fiumi della bassa pianura. E' comunque probabile che sia stata accidentalmente introdotta dai pescatori sportivi che utilizzano l'alborella come esca per i salmonidi e che si sia adattata alle fresche acque dei bacini di Laghi.
Altre specie probabilmente introdotte accidentalmente dai pescatori sono i piccoli ciprinidi come il triotto, la scardola, entrambe specie autoctone, nonché la pseudorasbora ed il rodeo che invece non sono originarie delle nostre acque.
Significativa è anche la presenza del carassio, con una popolazione strutturata, che è una specie molto rustica che ben si adatta a condizioni ambientali anche differenti tra loro pur privilegiando acque calde a lento decorso o stagnanti.
Cavedano, barbo comune e sanguinerola sono stati catturati nel lago anche se non costituiscono popolazioni abbondanti. Interessante è la presenza della sanguinerola, ciprinide gregario che colonizza gli ambienti di fondovalle, perché è specie che ben si adatta in laghi montani e pedemontani fungendo tra l'altro da pesce foraggio per i salmonidi lacustri.
I salmonidi catturati sono la trota fario e la trota iridea. Queste specie sono oggetto di reintroduzione da parte della locale concessione di pesca nell'ambito dei progetti di gestione della Carta Ittica provinciale.