Ora la parola spetta agli ordini professionali, categorie economiche, Enti pubblici e soggetti interessati, che possono presentare entro il 13 novembre 2010 osservazioni
L’energia geotermica è la forma d’energia dovuta al calore endogeno della Terra; vulcani, sorgenti termali, soffioni e geysers documentano la presenza di calore immagazzinato nella crosta terrestre e che fluisce verso l'esterno con l’ausilio di fluidi vettori come acqua e vapore
Il riscaldamento è la forma più antica e diffusa tra gli usi diretti dell’energia geotermica: per il riscaldamento degli ambienti, le temperature dei fluidi devono essere dell’ordine di 50-80° C per gli impianti a termosifone, 35-50° C per i pannelli radianti; qualora i fluidi geotermici non raggiungessero le temperature richieste, si possono adottare dei sistemi integrativi quali una caldaia o una pompa di calore.
Si può ottenere uno sfruttamento integrale della risorsa geotermica con il riscaldamento invernale ed il raffrescamento estivo, disponendo di fluidi a 80-110° C che alimentino pompe di calore reversibili, ad assorbimento, con fluidi appropriati (ad esempio ammoniaca, bromuro di litio).
Altri usi dei fluidi geotermici sono rappresentati dall’azione antigelo dei suoli, dal riscaldamento delle serre e dall’utilizzo nelle attività industriali per fornire il “calore di processo” utilizzato nel ciclo di produzione.
L’Italia è il paese geotermicamente più “caldo” di tutta l’Europa, cosa testimoniata dai numerosi vulcani, dai soffioni boraciferi, dalle sorgenti termominerali.
In Italia, la situazione relativa all’utilizzo degli impianto geotermici è piuttosto buona per l’alta entalpia, soprattutto per i progetti dell’ENEL che mirano ad un incremento della produzione. Risulta, invece, esigua rispetto alle potenzialità accertate, quella della bassa entalpia relativa al campo delle utilizzazioni dirette.
Nella Provincia di Vicenza, come già avvenuto in altre zone dell’Italia, sta crescendo l’interesse all’installazione – in edifici pubblici e privati - di impianti di climatizzazione invernale ed estiva, che impiegano come fonte di calore la geotermia.
ale scambio di calore viene realizzato con pompe di calore abbinate a sonde geotermiche, che sfruttando questo principio, consentono di riscaldare e raffrescare gli edifici con un unico impianto, assicurando un alto grado di rendimento ed un fabbisogno di energia contenuto rispetto alle prestazioni.
Gli impianti di scambio termico che interessano il territorio della Provincia di Vicenza appartengono a due categorie in funzione della modalità con cui avviene lo scambio termico con il sottosuolo:
Pur presentando indubbi vantaggi dal punto di vista energetico, entrambe le soluzioni possono però rappresentare un rischio potenziale per le falde idriche sotterrane, sia nella fase realizzativa che in quella gestionale.
Per entrambi i sistemi si evidenzia che il rischio in corso di terebrazione dei pozzi è quello di compromettere le barriere idrauliche naturali portando in contatto tra loro acqua di falde profonde ed acqua di falde superficiali, di minore qualità, e provocando la contaminazione delle prime.
Con il PTCP la Provincia ha ritenuto di subordinare il rilascio di autorizzazioni alle sonde geotermiche ad un apposito regolamento, predisposto dagli uffici provinciali nel corso dell’anno 2009/10, tenendo conto del Piano di zonizzazione del territorio per individuare le aree con maggiori necessità di tutela e delle osservazioni degli uffici regionali dei Servizi Ambiente e Geologia della Regione, nonché da parte del Dipartimento provinciale e dell’Osservatorio Acque di Arpav. Il documento è stato anche inviato ai diversi Ordini professionali e alle Associazioni di categoria per un confronto.